Scary Movie 4 compie 20 anni: i meme, la Marvel e altri fattori che hanno cannibalizzato la parodia.

Il 21 aprile 2006 è una data che oggi ci spinge a guardare indietro con una certa dose di retromane nostalgia: proprio in questi giorni, vent’anni fa, era stato distribuito nelle sale italiane il quarto capitolo dell’indimenticabile saga di Scary Movie.

Diciamocelo con franchezza: al di là di quel gusto performativo che oggi sembra identificare una larga parte di noi utenti social come potenziali cinefili, tra una citazione di nicchia e un consiglio non richiesto sulla cinematografia cecoslovacca per far colpo sull’ultimo match di Tinder, noi, tra i primi esponenti della Generazione Z e ultimi esemplari dei demonizzati Millennials, siamo cresciuti trascorrendo interi pomeriggi sul divano a digerire panem et circenses a stelle e strisce, tra DVD masterizzati, bevande energetiche fluorescenti e discutibili patatine al formaggio, guardando la WWE e quei caotici film parodia ai quali oggi guardiamo troppo spesso come a un peccato originale.

Le saghe fanno male alla vista

Ripercorrendo la storia del cinema e di quel grande “mappazzone” postmoderno chiamato cultura pop, appare chiaro come il primo decennio del Duemila abbia segnato tanto il rinascimento dell’horror mainstream (Saw, The Ring…) quanto il consolidamento delle grandi saghe cinematografiche; il successo planetario di Matrix, Il Signore degli Anelli e Harry Potter scatenò una corsa all’imitazione che fece nascere franchise fortunati come Pirati dei Caraibi, ma anche progetti naufragati nell’oblio come La Bussola d’Oro, Eragon o il dittico di National Treasure (Il mistero dei Templari) con Nicolas Cage.

L’incipit di Scary Movie 4, con Shaquille O’Neal e Dr. Phil che parodiano Saw.

Gli anni 2000 hanno segnato l’apice dell’informazione e dell’accessibilità immediata, caratterizzata da una reperibilità dei riferimenti tale da permettere al pubblico di condividere gli stessi tormentoni che polarizzavano l’uditorio nello stesso momento, da Britney Spears a Eminem, passando per GTA: San Andreas. Parallelamente alla sedimentazione di tali riferimenti, coadiuvata dal boom di internet, dai primi social network, dai fandom, dal merchandising e dalle campagne di marketing virale, si affermò inevitabilmente anche una risposta parodistica: quanto più un media o un personaggio di tendenza risultava onnipresente, tanto più cresceva nel pubblico il desiderio, in parte inconscio, di vederlo oggetto di derisione, ed è qui che entra in gioco il filone dei “Movie Movie”, che ebbe origine e si sviluppò durante il decennio e che nasceva sulla scia di film parodia ben più riconosciuti quali Frankenstein Junior, L’aereo più pazzo del mondo, Balle Spaziali o Austin Powers.

“Mi chiami il Presidente!”

Tutto ebbe inizio con il botto di Scary Movie nel 2000, con cui i fratelli Wayans riuscirono a capitalizzare al massimo l’operazione incassando quasi 280 milioni di dollari con un budget di soli 19 milioni. Se il primo capitolo poteva risultare interessante per il fatto di concentrare la parodia su un film come Scream, che era già di per sé metatestuale e decostruttivo, è con il terzo e il quarto capitolo (sotto la gestione di David Zucker) che il genere raggiunge il suo apice di follia, creando un amalgama di riferimenti che ha portato la parodia a uno step successivo, culminando nel record poco invidiabile di Disaster Movie, capace di inanellare oltre cento citazioni tra film, musica e celebrità.

Epic Movie (2007)

Pellicole come Scary Movie, Epic Movie o Disaster Movie o anche il nostro caro Box Office 3D di Ezio Greggio, erano figlie della stessa struttura, sature di citazioni da risultare quasi soverchianti, caratterizzate da un umorismo viscerale fatto di gag sessualmente esplicite e volgarità iperbolica, ma anche da una sceneggiatura a dir poco frenetica capace mirabilmente di passare in un millisecondo dall’universo de Il Codice da Vinci a quello di Narnia (o Gnargnia), da The Village a La Guerra dei Mondi.

I “Movie Movie” furono capaci di intercettare non solo i film horror o le saghe fantasy bensì anche la tendenza cinematografica che più avrebbe interessato il decennio successivo, ovvero quella del cinecomic, con pellicole demenziali quali 3Ciento e Superhero – Il più dotato fra i supereroi.

3ciento – Chi l’ha duro… la vince (2008)

Impossibile non citare le icone di quest’epoca: Anna Faris, Charlie Sheen, Marlon Wayans, Regina Hall, la “gnocca” di turno Carmen Electra e il leggendario Leslie Nielsen, che proprio con il Presidente di Scary Movie sparò le sue ultime, esilaranti cartucce.

Queste pellicole, per quanto possano essere considerate l’apogeo del pastiche, del divertissement di scarso valore, in sostanza, delle meravigliose boiate a cui ci siamo, in quegli anni, affezionati eccome, offrono in realtà una preziosa lente fenomenologica sul nostro tempo.

Negli ultimi anni, l’ironia ha subìto una metamorfosi profonda: l’evoluzione dei gusti del pubblico e la decostruzione di determinati cliché socioculturali, frutto di una crescente sensibilizzazione, hanno reso anacronistica quella specifica vis comica, tema oggi spesso strumentalizzato nel dibattito politico con l’etichetta populista di “politically correct”.

Nonostante ciò, e nonostante la saturazione di un mercato che già all’epoca soffriva di una cronica carenza di idee, le ragioni per cui si può parlare di una scomparsa, o quantomeno di un declino del cinema parodistico, avvenuto nel corso del decennio 2010, sono in realtà diverse.

L’impatto della memeficazione

Negli anni 2000, il tempo di reazione della parodia era scandito dai mesi necessari per scrivere, girare e distribuire un film. Oggi, invece, si ridicolizza in maniera molto più immediata, pressoché istantanea: bastano pochi istanti dopo il rilascio di un trailer di un blockbuster o di una puntata della serie del momento su Netflix perché tutto si trasformi in meme o re-edit, contenuti già pronti per essere consumati e dati in pasto agli algoritmi di TikTok o di Meta. Questo rende, di fatto, il genere cinematografico della parodia intrinsecamente anacronistico: la velocità di diffusione della cultura pop è diventata insostenibile per i tempi della produzione industriale.

Lo abbiamo visto con il caso dell’ultima stagione di Stranger Things, dove la polarizzazione totale dei social e la memeficazione di ogni singolo aspetto o dettaglio, dal semplice modo di camminare di alcuni personaggi, al loro destino, fino a momenti considerati “cringe”, come il coming out di Will Byers, hanno raggiunto l’apice e la saturazione in tempo reale, bruciando ogni spazio di manovra per una parodia postuma. La stessa cosa era già avvenuta qualche anno prima con un altro fenomeno televisivo di massa come Game of Thrones.

Eleven nell’ultima stagione di Stranger Things.

A questa accelerazione si aggiunge la fine di un immaginario collettivo unificato che, negli anni 2000, permetteva a titoli come Scary Movie 3 di citare 8 Mile con la certezza che il pubblico li avesse visti o, comunque, ne riconoscesse l’iconografia. Oggi, invece, nonostante alcune bolle che si vengono a creare, spesso legate al mondo delle serie TV, il dominio degli algoritmi e dello streaming ci ha rinchiusi in ecosistemi culturali isolati, dove la nicchia di prodotti davvero universali si è drasticamente ridotta. Questo rende difficile individuare un bersaglio comune che parli contemporaneamente ai Millennials, alla Gen Z e alla Gen Alpha.

La sussunzione della parodia e l’elevated horror

Il colpo di grazia al genere è però arrivato dall’interno: Hollywood, con Marvel (e quindi Disney) in prima fila, ha sussunto le caratteristiche della parodia, integrando gli elementi dissacranti tipici dei “Movie Movie” direttamente nelle proprie produzioni. Gli esempi più calzanti, in tal senso, sono senz’altro la scorrettezza e la rottura della quarta parete di un personaggio come Deadpool, oppure lo stile degli ultimi due film di Thor diretti da Taika Waititi, con il Dio del Tuono che, addirittura, in un film notevolmente atteso come Avengers: Endgame, si trasforma in una versione sovrappeso e trasandata di Jeffrey Lebowski (ma come si può fare la parodia di tutto ciò?).

Thor in versione “Lebowski” in Avengers: Endgame.

Oggi è la stessa industria, anche attraverso prodotti come The Boys, a farsi carico di una caricatura feroce di sé stessa, trasformando la parodia da genere autonomo a componente interna e sofisticata della narrazione contemporanea.

Anche l’horror, genere profondamente preso di mira, ha subito negli anni un processo di cambiamento e di intellettualizzazione, evitando jumpscare prevedibili e personaggi stereotipati. Gli horror sono diventati più complessi, psicologici, sostenuti da un ritmo, una sceneggiatura e una qualità profondamente elevati: si è sviluppato il cosiddetto elevated horror.

Apologia dei “Movie movie” 

Dopo più di un decennio di assenza, Scary Movie tornerà il prossimo giugno con un nuovo capitolo che proverà a concentrare la sua vena demenziale proprio sui film appartenenti al filone elevated horror, ormai consolidato come un genere a sé stante. Torneranno anche i fratelli Wayans, pionieri della saga.

Scary Movie 6 si configura come un’operazione che, almeno a giudicare dal trailer, già al centro di diverse polemiche, lascia più di qualche perplessità e non fa presagire un ritorno su larga scala del genere parodistico paragonabile a quello dei primi anni del XXI secolo.

Parodia di The Substance nel trailer di Scary Movie 6.

Piuttosto che concentrarsi sull’esagerare, erotizzare e smontare l’horror del momento, come era nello spirito originario della saga, il progetto sembra orientarsi verso una costruzione nostalgica, puntando soprattutto sulla retorica di una comicità dichiaratamente “scorretta”.

Questa volta, dunque, il bersaglio pare spostarsi: non più (o non solo) il cinema horror, ma anche il linguaggio inclusivo contemporaneo e l’immaginario associato alla Gen Z. Come suggerito anche da Marlon Wayans, il film si propone apertamente come una risposta alla cancel culture.

Una “mission” che si inserisce perfettamente in alcune correnti culturali e politiche contemporanee, le quali rivendicano il “diritto di scherzare su tutto”, avvicinando l’intento di Scary Movie 6 a qualcosa di profondamente “zaloniano”, per citare un riferimento a noi familiare.

In questo contesto, resta da capire quanto potranno risultare efficaci le parodie di titoli recenti come Smile, The Substance, Weapons, Sinners e Longlegs, e probabilmente anche dei film di due registi ormai di culto dell’elevated horror come Jordan Peele e Ari Aster. Il rischio è che, invece di colpire i meccanismi e i cliché del mondo dell’intrattenimento, o semplicemente di intrattenere esagerando personaggi e situazioni, queste citazioni finiscano per essere un semplice contorno, sacrificato a favore di una comicità più dichiaratamente polemica che realmente surreale.

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